Valentino torna a Roma

Un atto di omaggio verso un produttore a cui apriamo le porte per un abbraccio e a cui offriamo luoghi talmente belli da togliere il fiato”, dice il sindaco di Roma Walter Veltroni. S'intitola “Valentino a Roma, 45 years of Style” la grande retrospettiva dedicata a uno dei massimi couturier della moda italiana. Il titolo in italo-inglese sottolinea il forte connotato internazionale dei giorni di celebrazioni, e di una mostra che davvero fa della moda di Valentino un monumento.

Nella nuova sede dell’Ara Pacis progettata dall’americano Richard Meier, la luce del giorno arriva direttamente sulle vestali. I manichini che accompagnano i visitatori verso l’altare augusteo. L’allestimento di Antonio Monfreda e Patrick Kinmonth è di grande impatto visivo. I due avevano già curato al Metripolitain Museum la mostra Anglomania dedicata alla moda inglese. Pare sia stata Anna Wintour, direttrice di Vogue, a suggerire a Giancarlo Riammetti, storico braccio destro di Valentino, di chiamarli per il progetto Ara Pacis.

Accolgono il visitatore due tribune con sessantasei mannequin in abiti rossi, avorio e bianco-nero. Lungo il perimetro dell’edificio, una retrospettiva cronologica: la collezione cinese e il camouflage del 1994, gli abiti ispirati alla Russia e il primo animal print della storia, cavallino in paillettes con piume di struzzo. L’ultima collezione, con due abiti rosa polvere. E “l’unico abito da sposa che abbiamo fatto”, quello per la principessa Maxima d’Olanda, sette metri di strascico chantilly “e tutti i fiori incassati a mano”.

Il risultato lo illustra bene Eugenio La Rocca, il sovrintendente dei Beni Culturali: "Oltre a riannodare il legame tra il grande stilista e la città di Roma, questa mostra regala a tutti un’occasione di dialogo tra due diverse classicità. Da una parte gli abiti bianchi, rossi e neri della maison, dall’altra le tuniche e le stolae della famiglia giulio-claudia. Il “Rosso Valentino” fa contrasto con il candore del marmo augusteo.

La storia della maison attraverso l’archivio e gli abiti indossati dalle celebrities è raccontata al piano inferiore. Ci sono il cappotto con cui Farah Diba fuggì dalla Persia. Le creazioni indossate nei momenti più importanti, come la cerimonia degli Oscar, da Liz Taylor e Sharon Stone, Julia Roberts, Gwyneth Paltrow, Jennifer Lopez. Il nero con cui Sophia Loren andò a ricevere la statuetta alla carriera.

Gli accessori creati per le collezioni e i disegni realizzati da un Valentino giovanissimo nell’atelier di Jean Desses. Al couturier sarà affidato uno spazio nella capitale dove nascerà il Museo Valentino. E’ l’ex autoparco del Comune (prima ancora mercato del pesce), spiega Veltroni, con un grande lucernario e una terrazza molto scenografici. Quanto alla proposta di diventare presidente onorario di Alta Roma (la società che promuove la capitale come palcoscenico privilegiato dell’alta moda italiana), “ci sto pensando molto – dice lo stilista – e presto deciderò”.




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